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SCENARIO

Prezzo acciaio: perché salvaguardia UE e CBAM sostengono i listini

Dal 1° luglio 2026 il nuovo Regolamento Acciaio UE taglia le quote di import e alza il dazio fuori quota al 50%. Sommato al CBAM a regime, il risultato è uno: listini sostenuti anche con domanda debole. Cosa fare se compri lamiere e profilati.

Redazione · 7 luglio 2026

Chi compra lamiere e profilati e sta aspettando il ribasso dell’acciaio nel secondo semestre 2026 sta scommettendo contro due misure strutturali entrate in vigore a pochi mesi di distanza: il nuovo Regolamento Acciaio UE, applicabile dal 1° luglio 2026, e il CBAM a regime dal 1° gennaio 2026. Entrambe spingono nella stessa direzione: sostenere i listini, anche se la domanda resta debole.

Non è una congiuntura. È architettura normativa. E per chi fa acquisti in una PMI meccanica cambia il modo di preventivare, ordinare e proteggere i margini.

Cosa è cambiato il 1° luglio 2026 con il nuovo Regolamento Acciaio?

La vecchia salvaguardia UE sull’acciaio, in vigore dal 2018, è scaduta a fine giugno 2026. Al suo posto non è arrivata una liberalizzazione, ma una misura più dura. Il nuovo Regolamento Acciaio, in applicazione dal 1° luglio 2026, fissa le quote di importazione esenti da dazio a 18,3 milioni di tonnellate l’anno e introduce un dazio fuori quota del 50% su 26 categorie di prodotti siderurgici. La Commissione europea stessa quantifica la riduzione media delle quote nel 47% rispetto al regime precedente, come indicato nel comunicato della Commissione del 30 giugno 2026.

Due dettagli operativi contano per chi compra. Primo: metà della quota annua è riservata ai partner con accordi di libero scambio, da cui proviene l’80% dell’import UE di acciaio secondo lo stesso comunicato. Secondo: entra un obbligo di tracciabilità sul luogo in cui avviene la fusione e la colata del materiale, la regola detta “melt and pour”. Chi importava acciaio trasformato in paesi terzi per aggirare le misure trova la porta molto più stretta.

Tradotto: meno acciaio extra UE a prezzo competitivo può entrare nel mercato europeo. Quando la quota di una categoria si esaurisce, il materiale successivo paga il dazio pieno fuori quota. Nessun importatore lo assorbe: lo ribalta sul listino.

Come pesa il CBAM sui prezzi dell’acciaio importato?

Il secondo pilastro è il CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Dopo la fase transitoria di sola rendicontazione, il regime definitivo è partito il 1° gennaio 2026: chi importa ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno o energia elettrica da paesi extra UE deve acquistare certificati CBAM commisurati alle emissioni incorporate nella merce. La semplificazione approvata nel 2025 ha introdotto una soglia di esenzione a 50 tonnellate annue di merci CBAM per importatore, sotto la quale l’obbligo non scatta.

La soglia protegge chi fa import occasionali, non chi compra acciaio come input produttivo: qualsiasi carpenteria o officina strutturata la supera con pochi ordini. Per i volumi industriali il CBAM funziona come un dazio climatico proporzionale all’intensità carbonica del fornitore. L’acciaio extra UE prodotto con ciclo integrale ad alte emissioni, tipicamente quello più aggressivo sul prezzo, è esattamente quello che il meccanismo rincara di più.

L’effetto combinato è coerente per costruzione: il Regolamento Acciaio limita i volumi che entrano, il CBAM alza il costo di ciò che entra. I produttori europei ottengono spazio per difendere i listini senza bisogno che la domanda tiri.

Perché aspettare il ribasso è una scommessa persa?

Il riflesso classico dell’ufficio acquisti in un mercato debole è rinviare: “aspetto che scenda”. Nel 2026 questo riflesso ha un difetto strutturale. I ribassi profondi dei cicli passati arrivavano dall’import a basso costo che faceva pressione sui produttori europei. Quel canale oggi è regolato da quote dimezzate e da un dazio fuori quota dissuasivo, con quote monitorate settimana per settimana: Federacciai pubblica un monitoraggio periodico dei contingenti di importazione UE proprio perché l’esaurimento delle quote è diventato una variabile di prezzo a tutti gli effetti.

Questo non significa che i prezzi possano solo salire. La domanda europea resta fragile e le oscillazioni continueranno, come mostra l’andamento delle rilevazioni settimanali dell’osservatorio prezzi di Siderweb. Significa che il pavimento sotto i listini si è alzato: gli episodi di ribasso saranno più brevi e meno profondi, perché appena il prezzo europeo scende, l’alternativa import non è più lì a fare da calmiere. Chi rinvia un ordine sperando nel prezzo di due anni fa sta aspettando un mercato che le nuove regole hanno chiuso.

Come proteggersi se compri lamiere e profilati?

Lo scenario non si subisce: si gestisce. Tre mosse operative per il secondo semestre 2026.

Indicizzare i preventivi. Il rischio più grave non è pagare l’acciaio caro: è vendere a prezzo fisso un lavoro che consegnerai tra molti mesi con materiale comprato dopo. Ogni preventivo con contenuto significativo di acciaio dovrebbe contenere una clausola di revisione legata a un indice di riferimento dichiarato, con soglia di attivazione e formula esplicita. I committenti strutturati la accettano più facilmente di quanto si creda, perché la conoscono già dai loro contratti.

Frazionare gli ordini. In un mercato con pavimento alto e volatilità legata all’esaurimento delle quote, l’ordine unico annuale concentra il rischio su un solo giorno di mercato. Ordini frazionati su più finestre mediano il prezzo di carico e riducono l’esposizione al singolo picco, oltre a alleggerire il magazzino finanziato.

Qualificare i fornitori sul fronte CBAM. Se una parte dell’acciaio arriva, anche indirettamente, da fuori UE, chiedere oggi ai fornitori come gestiscono certificati e dichiarazioni evita di scoprire i costi a consuntivo. Per gli adempimenti doganali il quadro operativo è quello descritto nella guida di Logistica B2B su CBAM e dogane per le PMI.

C’è infine un risvolto positivo spesso ignorato: un contesto di listini sostenuti rende più conveniente investire in efficienza sul materiale, dal nesting delle lamiere al recupero degli sfridi. E chi sta valutando nuovi impianti può abbattere parte del costo con gli incentivi per i beni strumentali in vigore, a partire dal nuovo iperammortamento previsto dalla legge di bilancio 2026.

La conclusione per il titolare è netta. Il prezzo dell’acciaio nel 2026 non è più solo una variabile di mercato: è il risultato di scelte politiche europee già scritte, in vigore e monitorate. Chi le incorpora nei preventivi e nella pianificazione degli acquisti trasforma uno scenario ostile in un vantaggio competitivo sui concorrenti che aspettano ancora il ribasso.

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