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Nuova Sabatini 2026: 200 milioni a sportello, chi aspetta rischia di restare fuori

La Legge di Bilancio 2026 rifinanzia la Nuova Sabatini con 650 milioni per il 2026-2027 (200 milioni quest'anno). Come funziona la domanda, chi può accedere e perché il precedente del 2021 conviene non ignorarlo.

Redazione Manifattura B2B · 1 agosto 2026

Tirafondi che fissano la base di una macchina al pavimento di un capannone

La Legge di Bilancio 2026 ha rifinanziato la Nuova Sabatini con 650 milioni di euro per il biennio 2026-2027: 200 milioni disponibili quest’anno, 450 milioni nel 2027. Il MIMIT ha confermato la ripartizione con un avviso del 24 marzo 2026. Per chi gestisce gli acquisti in un’officina meccanica o in una carpenteria, il dato utile non è la cifra totale ma il fatto che le domande si valutano in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse, senza click day: chi presenta la pratica prima ha più probabilità di vedersela finanziata.

Perché ti riguarda: se stai valutando l’acquisto di un centro di lavoro, una pressa o un nuovo software di produzione entro fine anno, il contributo copre una parte degli interessi su un finanziamento da 20.000 euro a 4 milioni di euro, con durata fino a 5 anni. Non è un dettaglio da rimandare a settembre: nel 2021 lo sportello chiuse il 2 giugno per esaurimento fondi, con le domande presentate dopo quella data dichiarate irricevibili. Con soli 200 milioni stanziati per tutto il 2026 (contro i 650 milioni complessivi del biennio), lo stesso scenario non è da escludere. Due strade concrete, non intercambiabili. Opzione A: presentare la domanda direttamente tramite la banca o l’intermediario finanziario già convenzionato con Mediocredito Centrale, senza costi di intermediazione aggiuntivi, adatta a chi ha già un rapporto di fido consolidato e un investimento semplice da documentare. Opzione B: affidarsi a un consulente o a una finanziaria specializzata in bandi, che nella maggior parte dei casi trattiene una parcella tra il 2% e il 5% del finanziamento, ma che vale la spesa se l’investimento è cumulabile con Transizione 5.0 o con incentivi regionali e la pratica richiede di incastrare più misure senza perdere nessuna delle due.

Come funziona in pratica la domanda?

Il meccanismo non è cambiato rispetto agli anni scorsi: l’impresa ottiene un finanziamento bancario o un leasing per l’acquisto di beni strumentali nuovi, e lo Stato interviene con un contributo in conto interessi calcolato su un piano di ammortamento convenzionale a tasso agevolato. La domanda si presenta attraverso la piattaforma del proprio istituto di credito convenzionato, non direttamente al MIMIT: è la banca a inviare la richiesta e a comunicare l’esito. Restano ammissibili macchinari, impianti, attrezzature nuove, hardware, software e tecnologie digitali, comprese le componenti degli investimenti 4.0 e quelle a basso impatto ambientale. Per una PMI meccanica questo significa che un centro di lavoro CNC, un braccio robotizzato per la movimentazione o anche l’aggiornamento del sistema MES rientrano tutti nel perimetro, purché il bene sia nuovo di fabbrica e non un usato o un ricondizionato.

Perché il precedente del 2021 conta più della cifra stanziata?

Perché mostra che “a sportello” non vuol dire “sempre disponibile”. Nel 2021 il Ministero dello Sviluppo Economico chiuse la misura a giugno, cinque mesi prima della fine naturale dell’anno, semplicemente perché le domande arrivate avevano esaurito la dotazione. Il meccanismo di oggi è identico: nessuna soglia di allarme pubblica avverte le imprese quando i fondi stanno per finire, e la chiusura può arrivare con un comunicato quando le risorse sono già impegnate. Con 200 milioni per il solo 2026, una cifra inferiore a quella stanziata in diversi anni recenti, il margine di manovra per chi aspetta l’ultimo trimestre si restringe. Chi ha già in cantiere un investimento su macchinari per il 2026 ha convenienza a muoversi nei prossimi due o tre mesi, non a ridosso di dicembre.

Chi guadagna e chi rischia in questo schema

Le banche convenzionate guadagnano su due fronti: l’interesse sul finanziamento erogato e la relazione commerciale che si consolida con l’impresa cliente. I fornitori di macchinari, dal canto loro, hanno interesse a chiudere le vendite facendo leva sul contributo statale come argomento di convenienza, a volte gonfiando i tempi di consegna necessari per rispettare i termini della misura. Chi rischia è la PMI che rimanda la domanda confidando che i fondi durino tutto l’anno, oppure che firma un contratto di fornitura senza aver prima verificato in banca la disponibilità residua dello sportello. L’alternativa concreta, a costo zero, è chiedere all’istituto di credito una verifica preliminare di ammissibilità prima di firmare qualsiasi ordine di acquisto: la banca ha visibilità sull’andamento delle richieste convenzionate meglio di qualunque comunicato stampa.

Conviene ancora aspettare Transizione 5.0 invece della Sabatini?

Dipende dal tipo di investimento, e le due misure non si escludono a vicenda su tutta la gamma di beni. La Nuova Sabatini è più semplice da ottenere e non richiede la certificazione di risparmio energetico che serve per l’iperammortamento di Transizione 5.0, descritto in dettaglio nella guida ai tempi di Transizione 5.0 già pubblicata su questa testata. Per un acquisto semplice, per esempio un tornio o un impianto di verniciatura senza obiettivi di efficienza energetica misurabili, la Sabatini resta la strada più rapida: meno documentazione, tempi di istruttoria bancaria più corti. Per investimenti più strutturati, dove il risparmio energetico è già nel progetto, vale la pena verificare con il proprio consulente se conviene sommare le due misure o concentrarsi su una sola per non complicare la rendicontazione. Chi valuta anche l’impatto della domanda di macchine sul mercato di riferimento può leggere il quadro degli ordini di macchine utensili nel secondo trimestre 2026: una domanda debole nel comparto significa anche tempi di consegna dei fornitori più corti, un altro motivo per non rimandare la trattativa d’acquisto a fine anno.

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