NORMATIVA
Fondo deindustrializzazione: 120 milioni ma solo per Lazio e Marche
Il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione riapre il 28 settembre 2026: fino a 300.000 euro a fondo perduto, copertura fino al 100% della spesa, ma solo per le imprese manifatturiere insediate in sei aree industriali di Lazio e Marche.
Redazione Manifattura B2B · 29 agosto 2026
Centomila euro di macchinario nuovo pagati interamente dallo Stato, zero euro di anticipo dell’impresa: è quello che promette il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione, che riapre le domande il 28 settembre 2026 con 120 milioni di euro. La condizione che cambia tutto sta nell’indirizzo dell’azienda: il fondo copre sei aree industriali precise, cinque in provincia di Frosinone e Latina e una nelle Marche, non l’intero territorio nazionale.
Perché ti riguarda
Un fondo perduto fino al 100% della spesa è una rarità quasi assoluta tra gli incentivi italiani per macchinari: la Nuova Sabatini copre un contributo sugli interessi, Transizione 5.0 arriva al massimo al 45% a credito d’imposta. Qui il tetto per azienda è 300.000 euro, sufficiente per un centro di lavoro CNC di fascia media o per due impianti più piccoli. La condizione decisiva, però, non riguarda quanto costa la macchina ma dove si trova il capannone: fuori dai comuni elencati dal decreto, l’agevolazione non esiste, punto. Vale la pena controllare l’elenco prima di innamorarsi del contributo.
Quanto vale davvero, e per fare cosa?
La dotazione complessiva della seconda edizione 2026 è di 120 milioni di euro, ripartiti in sei aree territoriali da 20 milioni ciascuna: cinque nel Lazio, confluite nel Consorzio Industriale del Lazio dopo l’accorpamento dei vecchi consorzi provinciali, e una nelle Marche, gestita dal Consorzio Piceno Consind, secondo la ricostruzione convergente di Invitalia e di TIConsiglio. Il contributo è in conto capitale, quindi a fondo perduto, fino a 300.000 euro per impresa e fino al 100% delle spese ammesse, senza quota di cofinanziamento privato obbligatoria come accade invece in Transizione 5.0 o nella Nuova Sabatini. Rientrano macchinari, impianti, arredi e attrezzature nuovi di fabbrica, beni immateriali collegati e opere murarie o impiantistiche strumentali al progetto produttivo, per spese sostenute tra l’8 maggio 2024 e il 31 dicembre 2028: una finestra di ammissibilità che retroagisce, quindi copre anche investimenti già avviati in questi ultimi due anni.
Chi può davvero presentare domanda?
Qui il fondo si restringe parecchio. Il decreto del Capo Dipartimento per le Politiche di Coesione n. 262 del 18 giugno 2026, che ha pubblicato l’avviso della seconda edizione, riserva il contributo alle imprese manifatturiere già insediate o che intendono insediarsi nei comuni compresi nei territori dei sei consorzi eleggibili, secondo quanto riportano in modo concorde il Dipartimento per le Politiche di Coesione e Invitalia, l’ente che gestisce l’istruttoria per conto del Governo. In Lazio l’elenco comprende comuni come Cassino, Frosinone, Aquino, Atina e Ausonia, oltre a diversi centri minori del basso Lazio già classificati come aree di crisi industriale; nelle Marche il perimetro coincide con i comuni del Piceno Consind, nel Fermano-Piceno. Un’officina meccanica identica, con lo stesso fatturato e lo stesso progetto di investimento, non ha accesso al fondo se ha sede a Brescia o a Bologna: la selezione è puramente geografica, non settoriale o dimensionale. Restano invece escluse le imprese in liquidazione, fallimento o soggette a concordato preventivo alla data della domanda.
Come e quando si presenta la domanda, e cosa è cambiato di recente?
La procedura passa tutta dalla piattaforma informatica di Invitalia. La registrazione all’area riservata è aperta dalle ore 12:00 del 31 luglio 2026: chi non si è ancora registrato può farlo comunque prima di presentare domanda, ma conviene non aspettare l’ultima settimana. L’invio vero e proprio delle domande parte dalle ore 12:00 del 28 settembre 2026 e resta aperto fino alle 12:00 del 28 novembre 2026. Su questa data conviene fare attenzione: alcuni comunicati diffusi da Invitalia nelle scorse settimane indicavano un’apertura anticipata al 31 agosto 2026, poi slittata al 28 settembre secondo gli aggiornamenti più recenti della stessa Invitalia; chi ha segnato in agenda la data di fine agosto rischia di presentarsi alla piattaforma con un mese di anticipo inutile. Le domande restano aperte per due mesi, non in click-day: non è la corsa al minuto della Nuova Sabatini, ma una raccolta a sportello con istruttoria successiva.
Domande frequenti
Un’azienda fuori da Lazio e Marche può comunque partecipare? No, se non ha né sede operativa né intenzione di insediarsi in uno dei comuni eleggibili elencati dall’avviso. Il criterio è territoriale e non ammette eccezioni per settore o dimensione d’impresa.
Il contributo del 100% vale per qualsiasi importo di spesa? Vale fino al tetto di 300.000 euro per impresa. Un progetto più costoso resta finanziabile solo per la quota fino a quel massimale, il resto va coperto con mezzi propri o altre fonti.
Le spese sostenute prima dell’apertura del bando sono escluse? No: sono ammissibili le spese sostenute dall’8 maggio 2024 in avanti, quindi anche investimenti già realizzati o avviati nel 2024 e nel 2025 possono rientrare, a patto che rispettino gli altri requisiti dell’avviso.
Conviene già preparare la documentazione adesso, ad agosto? Sì, soprattutto la verifica del comune di ubicazione dell’impianto contro l’elenco ufficiale dei consorzi eleggibili: è il primo scoglio che esclude molte domande, prima ancora di arrivare alla parte tecnica del progetto.
Scadenza
- 31 luglio 2026, ore 12:00: apertura della registrazione all’area riservata sulla piattaforma Invitalia.
- 28 settembre 2026, ore 12:00: apertura dell’invio delle domande (data aggiornata rispetto a un precedente termine del 31 agosto 2026 circolato in alcuni comunicati).
- 28 novembre 2026, ore 12:00: chiusura dello sportello per l’invio delle domande.
- 31 dicembre 2028: termine ultimo per le spese ammissibili.
Vai più a fondo
- Invitalia, Fondo di contrasto alla deindustrializzazione 2026 · scheda ufficiale dell’ente gestore con requisiti, dotazione e procedura (WebFetch diretto a invitalia.it bloccato dalla policy di rete in questo run, dato triangolato su più fonti convergenti: stesso limite EGRESS_BLOCKED documentato nei run precedenti dal 31/07)
- Dipartimento per le Politiche di Coesione, avviso pubblico seconda edizione 2026 · fonte istituzionale primaria, decreto n. 262 del 18 giugno 2026 con l’elenco dei consorzi e dei comuni eleggibili
- Federlazio, Fondo di contrasto alla deindustrializzazione ed. 2026 · lettura associativa datoriale sui requisiti per le imprese del territorio
- TIConsiglio, “Fondo di contrasto alla deindustrializzazione 2026: fino a 300.000 euro per le imprese di Lazio e Marche” · triangolazione indipendente su dotazione, ripartizione territoriale e calendario
- Investimenti Sostenibili 4.0: 447 milioni, sportello dal 6 ottobre · l’altro fondo perduto a copertura alta, riservato invece alle sette regioni del Sud
- Nuova Sabatini 2026: 200 milioni a sportello · l’alternativa nazionale senza vincoli territoriali, ma con contributo molto più basso
- Incentivi imprese 2026: il riordino lascia in piedi cinque strumenti · dove si colloca questo fondo nella mappa complessiva degli incentivi per macchinari
Tempo di lettura: 4 minuti