Edizioni B2B mercoledì 9 settembre 2026 Newsletter
Manifattura B2B

Meccanica, subfornitura e macchinari: i numeri del manifatturiero italiano.

DATI

Apparecchiature elettriche, 11 volte più fatturato a Cuneo che a Benevento

Dal database camerale di Edizioni B2B: 5.908 aziende di apparecchiature elettriche (ATECO 27) in 100 province. A Cuneo il fatturato mediano è 1,95 milioni di euro, a Benevento, con lo stesso numero di imprese, si ferma a 173mila. Milano resta la provincia con più aziende del comparto.

Redazione Manifattura B2B · 8 settembre 2026

In Italia le aziende di apparecchiature elettriche sono 5.908, concentrate a Milano per numero, ma a parità di campione il fatturato mediano più alto è a Vicenza e Cuneo, undici volte quello di Benevento.

Chi acquista trasformatori, quadri elettrici, cablaggi o componenti per l’automazione da un fornitore italiano lavora quasi sempre con un’azienda della divisione ATECO 27, e la sua distribuzione geografica non è uniforme quanto sembra dal numero totale. Chi valuta un nuovo fornitore, o chi opera già nel comparto e vuole capire come si posiziona, trova nella mappa provincia per provincia un dato più utile del solo conteggio nazionale: dove il tessuto è denso e strutturato, e dove invece è fatto di aziende piccole con fatturati marginali. Chi progetta un ampliamento produttivo guarda anche a questo quando sceglie dove insediarsi vicino ai fornitori di componenti elettrici.

In numeri

Fonte: elaborazione Edizioni B2B su database camerale (licenza Seven Data, Registro Imprese), soglia minima 5 imprese per cella provincia-ATECO.

Perché Vicenza rende più di Milano, pur avendo meno aziende?

Chi guarda solo il conteggio delle imprese rischia di leggere Milano come la piazza di riferimento del comparto, e per numero lo è: quasi il triplo di Vicenza. Ma tra Vicenza, Como, Lecco e Brescia si concentra una parte del tessuto elettromeccanico che lavora su componenti industriali e apparecchiature per l’automazione, con commesse tecniche di valore più alto rispetto alla media del comparto. A Milano il numero enorme di aziende attive comprende anche una quota consistente di piccole realtà di distribuzione, assistenza e installazione elettrica generica, che tiene giù la mediana pur mantenendo alto il conteggio totale.

Come si spiega il divario tra Cuneo e Benevento?

Le due province hanno esattamente lo stesso numero di imprese registrate, 32, quindi il confronto non nasconde un problema di campione diverso. La spiegazione più probabile è nella composizione industriale del territorio: nel Cuneese il comparto elettrico si intreccia con una filiera meccanica e agroindustriale strutturata, con aziende che forniscono componenti a impianti produttivi di dimensione medio-grande. Nel Sannio la stessa divisione ATECO raccoglie in prevalenza piccole realtà di installazione e manutenzione elettrica civile, un mercato con contratti di importo molto più contenuto. Non è un giudizio sulla qualità del lavoro svolto: è la natura della domanda locale a spostare così tanto la mediana.

Un avvertimento utile a chi userà questi numeri per decidere: il fatturato mediano è il valore centrale della cella provincia-ATECO, non il fatturato aggregato del territorio, e la divisione 27 raggruppa attività eterogenee, dai grandi trasformatori industriali ai piccoli elettrodomestici. In altre 10 province, tutte con meno di 14 imprese registrate, il campione è troppo piccolo per calcolare un dato affidabile e non compare in questa analisi. Anche tra le province incluse, un numero alto su un campione sotto le 30 imprese, come Belluno o Savona, va letto con più cautela di uno stesso valore a Milano o Vicenza, dove il campione è ampio.

Cosa cambia per chi cerca un fornitore o valuta un ampliamento

Per chi acquista componenti elettrici conto terzi, il dato utile non è la classifica isolata, ma il confronto tra la propria zona di insediamento e la densità di offerta specializzata nelle vicinanze. Un’azienda con stabilimento tra Vicenza e Brescia trova statisticamente più fornitori strutturati per lavori tecnici complessi, con un profilo di fatturato che segnala aziende capaci di gestire commesse industriali di valore. Un’azienda insediata in un’area con meno fornitori strutturati potrebbe dover allargare il raggio di ricerca, o mettere in conto tempi di consegna più lunghi per componenti non standard, anche quando il fornitore più vicino sulla carta è quello con il fatturato mediano più basso.

Domande frequenti

Cosa produce un’azienda della divisione ATECO 27? Apparecchiature elettriche in senso ampio: motori, generatori, trasformatori, quadri e apparecchi di distribuzione elettrica, cavi, apparecchi per illuminazione ed elettrodomestici, oltre a batterie e accumulatori.

Perché a parità di numero di aziende il fatturato mediano cambia così tanto? Perché la stessa divisione ATECO copre lavorazioni molto diverse per complessità e valore: componenti industriali su commessa pesano di più nella mediana di aziende che fanno soprattutto installazione o distribuzione locale.

Il fatturato mediano più alto significa che conviene sempre scegliere quella provincia? No: indica solo che le aziende della cella fatturano di più in mediana, non che siano più economiche o più adatte a una commessa specifica. Vicinanza, specializzazione e capacità produttiva restano criteri distinti dal solo dato di fatturato.

Vai più a fondo

Grafico a barre del fatturato mediano delle aziende di apparecchiature elettriche (ATECO 27) in 5 province italiane a confronto

Fonte: database camerale Edizioni B2B su licenza Seven Data e Registro Imprese

← Tutte le notizie di Manifattura B2B

Il brief di Manifattura B2B

Le notizie e i dati che contano per chi decide, direttamente nella tua casella. Gratis, una volta a settimana.

Iscriviti