DATI
Tessile, Prato ha più imprese ma il fatturato mediano più basso
Dal database camerale di Edizioni B2B: 5.472 aziende tessili (ATECO 13) in 93 province. Prato ne conta 841, il 15% del totale nazionale, ma il fatturato mediano più alto è a Torino, con appena 107 imprese.
Redazione Manifattura B2B · 11 settembre 2026
Prato conta 841 imprese tessili, il 15% del totale nazionale, ma il fatturato mediano è tra i più bassi d’Italia.
Il dato viene dal database camerale di Edizioni B2B, un’elaborazione su licenza Seven Data e Registro Imprese che copre 5.472 aziende attive in 93 province con codice ATECO 13, la fabbricazione di prodotti tessili: filatura, tessitura, finissaggio, confezione di articoli tessili per la casa e produzione di tessuti tecnici. Non comprende l’abbigliamento (ATECO 14) né la pelletteria e le calzature (ATECO 15), che nel database restano codici separati.
Perché ti riguarda
Ottocentoquarantuno imprese in una sola provincia non garantiscono il fatturato più alto: lo dimostra il confronto con Bergamo, Como e Biella. Chi cerca un fornitore o un partner nel tessile e guarda solo al numero di aziende in una zona rischia di scegliere il territorio sbagliato per il tipo di commessa che ha in mente. A Prato, dove il tessuto imprenditoriale è denso e frammentato, la concorrenza tra piccoli terzisti tiene i prezzi bassi ed è più facile trovare capacità produttiva libera in tempi brevi. A Bergamo o Como, con meno imprese ma un fatturato mediano quasi il doppio, la filiera è più concentrata su lavorazioni di fascia alta e la trattativa parte da presupposti diversi. Chi assume tecnici tessili trova bacini di competenze molto diversi tra loro, non un unico mercato del lavoro nazionale.
Come abbiamo contato
Il database camerale di Edizioni B2B aggrega le imprese del Registro delle Imprese per codice ATECO a due cifre e provincia: qui usiamo la divisione 13, fabbricazione di prodotti tessili. Per tutelare la riservatezza delle imprese più piccole, nel dataset pubblico entrano solo le celle provincia-ATECO con almeno 5 aziende: 93 province su 107 superano questa soglia per la divisione 13. Per il fatturato mediano, che diventa poco affidabile su campioni minuscoli, usiamo una soglia più stretta: solo le 69 celle con almeno 10 imprese entrano nel confronto per fatturato. Il fatturato riportato è la mediana delle imprese della cella, non la media: una mediana non si sposta per colpa di una singola azienda molto grande, mostra il valore dell’azienda tipica di quella provincia.
Dove si concentrano davvero le imprese?
Prato guida nettamente per numero di imprese, 841, seguita da Como con 402 e da Varese con 363. Le prime cinque province, che aggiungono anche Milano (359) e Biella (241), concentrano insieme 2.206 aziende, il 40,3% delle 5.472 censite a livello nazionale. Le prime dieci arrivano al 55,5% del totale.
| Provincia | Imprese ATECO 13 | Fatturato mediano |
|---|---|---|
| Torino | 107 | 2.566.000 euro |
| Bergamo | 197 | 1.983.000 euro |
| Como | 402 | 1.716.000 euro |
| Biella | 241 | 1.563.000 euro |
| Prato | 841 | 1.216.000 euro |
| Pistoia | 186 | 650.000 euro |
Fonte: database camerale Edizioni B2B, elaborazione su licenza Seven Data e Registro Imprese.
Torino, con appena 107 imprese, ha il fatturato mediano più alto tra le province con campione ampio: 2.566.000 euro, più del doppio di Prato. Bergamo e Como seguono a ruota, entrambe sopra 1,7 milioni. Prato resta ultima tra le grandi province per fatturato mediano: 1.216.000 euro, quasi il 40% in meno di Bergamo e il 29% in meno di Como.
Perché due province confinanti come Prato e Pistoia hanno numeri così diversi?
Prato e Pistoia sono la stessa area geografica di tradizione laniera toscana, separate solo da un confine amministrativo, eppure i numeri camerali le mettono agli estremi opposti della classifica. Pistoia ha meno della metà delle imprese di Prato, 186 contro 841, ma un fatturato mediano ancora più basso: 650.000 euro, la cifra più bassa tra le sei province in tabella. La spiegazione più probabile non è la distanza geografica ma la composizione produttiva: Prato ospita la filiera completa del riciclo laniero e della tessitura conto terzi che rifornisce la moda nazionale, mentre le imprese registrate a Pistoia con codice ATECO 13 sono in numero minore e più piccole nella dimensione tipica, un segnale di minore integrazione verticale nella stessa area industriale.
Cosa succede al di fuori dei grandi poli?
Fuori dalla tabella, il divario si allarga ancora. Catanzaro, con appena 10 imprese, il minimo per entrare nel confronto sul fatturato, ha una mediana di soli 33.000 euro: il valore più basso registrato in tutta la serie ATECO 13. È un campione piccolissimo e non rappresentativo del tessile calabrese nel suo complesso, ma segnala imprese di dimensioni molto ridotte, probabilmente a conduzione familiare e con un giro d’affari limitato al mercato locale. Il confronto con Torino, che con un numero di imprese comparabile (107) genera un fatturato mediano quasi ottanta volte superiore, mostra quanto la stessa etichetta ATECO 13 racchiuda realtà produttive lontanissime tra loro.
Vai più a fondo
I dati di questo articolo sono un’elaborazione originale del database camerale di Edizioni B2B su licenza Seven Data e dati del Registro delle Imprese gestito da InfoCamere, perimetro ATECO 13, celle aggregate per provincia con soglia minima 5 imprese applicata alla fonte (10 imprese per il confronto sul fatturato). Nelle prossime uscite dell’osservatorio camerale: lo stesso confronto applicato all’abbigliamento (ATECO 14) e alla pelletteria (ATECO 15).
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Fonte: database camerale Edizioni B2B, elaborazione su licenza Seven Data e Registro Imprese, celle aggregate ATECO 13 per provincia